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	<title>Knowledge Management</title>
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	<title>Knowledge Management</title>
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		<title>Asset intangibili vs asset tangibili: cosa sono e come stanno cambiando il valore aziendale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Team R-Tree]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 16:26:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli asset intangibili sono divenuti un fattore cruciale per la crescita e il successo aziendale, staccando di molto gli asset tangibili. Vediamo come.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Fino a non molto tempo fa, il valore di un&#8217;organizzazione era spesso misurato principalmente attraverso i suoi beni tangibili &#8211; i così detti <strong><em>asset tangibili</em></strong> &#8211; come fabbriche, attrezzature, inventari e proprietà immobiliari. Con il passare del tempo, un nuovo tipo di valore ha preso sempre più piede: quello degli <strong><em>asset intangibili</em></strong>. Gli asset intangibili sono divenuti un fattore cruciale per la crescita e il successo aziendale, spesso superando in proporzione gli asset tangibili.</p>



<p>Questo sorpasso lo si vede chiaramente nello studio della Ocean Tomo che nel luglio 2020 ha aggiornato lo <a href="https://oceantomo.com/intangible-asset-market-value-study/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio IAMV</a> (Intangible Asset Market Value) per studiare gli effetti del Covid-19. Nel loro studio prendono in considerazione l&#8217;<a href="https://www.borsaitaliana.it/borsa/glossario/indice-s-p500.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indice S&amp;P 500</a> (l&#8217;indice più importante che raccoglie le 500 aziende con maggiore capitalizzazione in USA) e l&#8217;<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/S%26P_Europe_350" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indice S&amp;P 350 </a> (che fa parte dell&#8217;S&amp;P Global 1200, azioni di imprese scelte per longevità, liquidità, equilibrio industriale).</p>



<p>Ma partiamo con ordine e capiamo la differenza tra asset tangibili e asset intangibili.  Proseguiremo l&#8217;articolo nell&#8217;approfondire questi ultimi per comprenderne l&#8217;importanza in un&#8217;azienda.</p>



<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>Indice dei contenuti</h2><nav><ul><li class=""><a href="#1-asset-tangibili-cosa-sono">1. Asset tangibili: cosa sono</a></li><li class=""><a href="#2-asset-intangibili-cosa-sono">2. Asset intangibili: cosa sono</a></li><li class=""><a href="#3-la-transizione-verso-uneconomia-basata-sulla-conoscenza">3. La transizione verso un&#8217;economia basata sulla conoscenza</a></li><li class=""><a href="#4-lo-studio-di-ocean-tomo">4. Lo studio di Ocean Tomo</a></li><li class=""><a href="#5-asset-intangibili-come-valutarli-e-misurarli">5. Asset Intangibili: come valutarli e misurarli</a></li><li class=""><a href="#6-come-r-tree-puo-aiutare-a-gestire-gli-asset-intangibili">6. Come R-Tree può aiutare a gestire gli asset intangibili</a></li><li class=""><a href="#conclusioni">Conclusioni</a></li></ul></nav></div>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-asset-tangibili-cosa-sono">1. Asset tangibili: cosa sono</h2>



<p>Gli <strong><em>asset tangibili </em></strong>rappresentano gli elementi materiali e fisici di un&#8217;organizzazione. Essi sono facilmente identificabili, misurabili e valutabili in termini di costi di acquisizione o produzione. Alcuni esempi di asset tangibili includono macchinari, immobili, infrastrutture, attrezzature e scorte di prodotti finiti. Questi beni fisici hanno a lungo costituito la base della valutazione patrimoniale delle aziende e sono stati considerati una misura importante della solidità finanziaria di un&#8217;organizzazione.</p>



<p>La natura tangibile degli asset ha permesso di garantire prestiti bancari e finanziamenti in base alle garanzie offerte da questi beni. A causa dei profondi cambiamenti in atto, l&#8217;economia globale si sta modificando e con essa anche il concetto di valore aziendale ha iniziato a mutare.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="2-asset-intangibili-cosa-sono">2. Asset intangibili: cosa sono</h2>



<p>Gli <strong><em>asset intangibili</em></strong>, al contrario degli asset tangibili, rappresentano <strong>elementi immateriali e non fisici del valore aziendale</strong>. Essi sono spesso difficili da misurare e valutare in modo, appunto, tangibile, ma sono di fondamentale importanza per la crescita, l&#8217;innovazione e il successo a lungo termine di un&#8217;organizzazione. Alcuni esempi di asset intangibili includono:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Proprietà Intellettuale:</strong> questa categoria comprende brevetti, marchi registrati, copyright e segreti commerciali. Questi asset proteggono le idee e l&#8217;innovazione dell&#8217;azienda, fornendo un vantaggio competitivo e un&#8217;opportunità di monetizzazione attraverso licenze e royalties.</li>



<li><strong>Reputazione del Marchio:</strong> La reputazione e la percezione del marchio da parte dei consumatori sono asset intangibili preziosi. Un forte marchio può attirare nuovi clienti, creare fedeltà e influenzare le decisioni di acquisto.</li>



<li><strong>Conoscenza Organizzativa:</strong> Il know-how, le competenze e l&#8217;esperienza del personale sono asset intangibili critici. Un&#8217;elevata capacità di innovazione e adattamento può determinare la sostenibilità dell&#8217;azienda nel tempo. Su questo punto, come vedremo più avanti, noi di R-Tree concentriamo il nostro prodotto di punta <a href="https://www.r-tree.net/prodotti/bok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">BoK</a>.</li>



<li><strong>Relazioni Commerciali:</strong> Le relazioni consolidate con clienti, fornitori e partner strategici sono un valore aziendale che può portare a nuove opportunità di business e collaborazioni.</li>



<li><strong>Ricerca e Sviluppo:</strong> Gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti o tecnologie rappresentano un asset intangibile che può aprire nuovi mercati e generare ricavi futuri.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-la-transizione-verso-uneconomia-basata-sulla-conoscenza">3. La transizione verso un&#8217;economia basata sulla conoscenza</h2>



<p>Il passaggio da un&#8217;economia industriale a un&#8217;economia basata sulla conoscenza ha accelerato la crescente importanza degli asset intangibili. Nel passato, la creazione di valore aziendale era fortemente correlata all&#8217;efficienza produttiva e alla quantità di beni fisici posseduti. Tuttavia, con l&#8217;avvento della rivoluzione digitale e della globalizzazione, il panorama economico ha subito una trasformazione radicale.</p>



<p><strong>Oggi, il successo di un&#8217;organizzazione è spesso determinato dalla sua capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti, di innovare e di anticipare le esigenze del mercato.</strong> Gli asset intangibili, come la capacità di creare idee innovative, il know-how tecnologico e l&#8217;agilità organizzativa, sono diventati i pilastri fondamentali su cui si basa la crescita e la competitività aziendale.</p>



<p>Saper gestire questo tipo di conoscenza diventa un&#8217;attività chiave dell&#8217;azienda che va presa in considerazione nel più breve tempo possibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-lo-studio-di-ocean-tomo">4. Lo studio di Ocean Tomo</h2>



<p>Come abbiamo accennato nell&#8217;introduzione, Ocean Tomo &#8211; società specializzata nella consulenza e nella valutazione di proprietà intellettuale e altri asset immateriali &#8211; ha condotto nel luglio 2020 il suo studio annuale &#8211; lo <a href="https://oceantomo.com/intangible-asset-market-value-study/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">IAMV </a>(Intangible Asset Market Value) &#8211; volto ad analizzare gli asset intangibili rispetto ai più famosi indici di mercato globali. Questo studio aggiornato aveva anche l&#8217;obiettivo di valutare l&#8217;andamento di questo asset dopo l&#8217;impatto del Covid-19.</p>



<p>Come si può vedere nel grafico sottostante per l&#8217;indice <strong>S&amp;P 500</strong> (l&#8217;indice più importante che raccoglie le 500 aziende con maggiore capitalizzazione in USA), è evidente come negli anni ci sia stata una netta inversione di tendenza tra la componente degli asset tangibili e gli asset intangibili.</p>



<p><strong>Nel 2020 la componente intangibile è arrivata a toccare il 90% del totale.</strong></p>



<p>Seppur in percentuale minore, anche per il S&amp;P Europe 350 la tendenza è quella: si è passati infatti dal 71% nel 2015 al 74% nel 2020.</p>



<p>È quindi evidente come lo scenario sia cambiato in modo radicale, dandoci delle informazioni importanti rispetto a come approntare le strategie aziendali per il prossimo futuro.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="689" src="https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2023/07/ocean-tomo-iamv-sp-500-chart-wave-scaled-1-1024x689.jpg" alt="asset intangibili" class="wp-image-3331" srcset="https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2023/07/ocean-tomo-iamv-sp-500-chart-wave-scaled-1-1024x689.jpg 1024w, https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2023/07/ocean-tomo-iamv-sp-500-chart-wave-scaled-1-300x202.jpg 300w, https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2023/07/ocean-tomo-iamv-sp-500-chart-wave-scaled-1-768x517.jpg 768w, https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2023/07/ocean-tomo-iamv-sp-500-chart-wave-scaled-1-1536x1034.jpg 1536w, https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2023/07/ocean-tomo-iamv-sp-500-chart-wave-scaled-1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fonte: <a href="https://oceantomo.com/intangible-asset-market-value-study/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocean Tomo</a></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-asset-intangibili-come-valutarli-e-misurarli">5. Asset Intangibili: come valutarli e misurarli</h2>



<p>Una delle sfide principali legate agli asset intangibili è la loro valutazione. A differenza degli asset tangibili, che possono essere valutati in base a costi di produzione o transazioni di mercato, gli asset intangibili richiedono modelli di valutazione più complessi e <strong>soggettivi</strong>. Sono diverse le metodologie utilizzate per valutare gli asset intangibili. Ne citiamo alcune:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>L&#8217;analisi comparabile</strong>: questo metodo si basa sulla ricerca di transazioni simili.</li>



<li><strong>Metodi contabili:</strong> si basano sui valori contabili degli asset intangibili, come il valore delle attività immateriali che vengono riconosciuti nel bilancio dell&#8217;azienda. Con questo metodo c&#8217;è il rischio di prendere delle valutazioni basate su costi storici che non tengono conto delle modifiche e delle innovazioni mercato.</li>



<li><strong>Analisi finanziaria</strong>: è un metodo che si basa sull&#8217;impatto degli asset intangibili sulle prestazioni finanziarie dell&#8217;azienda.</li>



<li><strong>Analisi di competenza</strong>: si basa sulla valutazione della capacità di un&#8217;azienda di competere con gli asset intangibili che possiede.</li>
</ol>



<p>Tuttavia, nonostante le sfide di valutazione, è fondamentale per le aziende comprendere l&#8217;importanza degli asset intangibili e dedicare risorse alla loro gestione e protezione.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="6-come-r-tree-puo-aiutare-a-gestire-gli-asset-intangibili">6. Come R-Tree può aiutare a gestire gli asset intangibili</h2>



<p>R-Tree ha racchiusi nella propria Mission i concetti di gestione degli asset intangibili. Come abbiamo scritto al punto 3 del Paragrafo 2, la Conoscenza Organizzativa, e cioè il know-how, le competenze e l&#8217;esperienza del personale, sono asset intangibili decisivi per un&#8217;azienda. Essi vanno tutelati, gestiti e trasmessi alle generazioni successive in modo da non disperderli.</p>



<p>In questo senso diventa indispensabile poter gestire questa conoscenza intangibile e il nostro prodotto BoK diventa uno strumento utile per farlo.</p>



<p><strong><a href="https://www.r-tree.net/prodotti/bok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">BoK </a></strong>è un <strong>Enterprise Search Engine </strong>che, tramite un sistema di ricerca evoluto e grazie all&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale, permette di trovare le informazioni (e la conoscenza) interna all&#8217;azienda che ti serve in pochi clic, direttamente dalla propria postazione.</p>



<p>Per provare a vedere BoK in azione, ti invitiamo a richiedere una demo con noi:</p>



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</div>



<h2 class="wp-block-heading" id="conclusioni">Conclusioni</h2>



<p>Oggi, l&#8217;agilità, l&#8217;innovazione e la capacità di adattarsi alle sfide emergenti sono aspetti critici per il successo aziendale, e questi sono spesso guidati da asset intangibili.</p>



<p>Le aziende che comprendono e gestiscono efficacemente i propri asset intangibili possono creare un vantaggio competitivo sostenibile: la consapevolezza e l&#8217;attenzione verso questi asset sono essenziali per rimanere rilevanti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Knowledge Manager: chi è e cosa fa</title>
		<link>https://www.r-tree.net/knowledge-manager-chi-e-cosa-fa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Team R-Tree]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 10:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
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					<description><![CDATA[Si parla molto di Knowledge Management ma chi è effettivamente la persona in grado di gestirlo all'interno di un'organizzazione?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Knowledge Manager è letteralmente il gestore della conoscenza di un&#8217;azienda ma limitarsi a questa minima definizione è riduttivo. In questo articolo definiamo nel dettaglio chi è e cosa fa questa particolare figura aziendale in un&#8217;epoca di trasformazione digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è il Knowledge Manager</h2>



<p>La produzione di documentazione prettamente in formato digitale e la sua conservazione comporta una difficoltà non indifferente nella sua gestione, non essendo reperibile &#8220;visivamente&#8221; ma allocata in modo &#8220;invisibile&#8221; all&#8217;occhio umano.</p>



<p>Ecco che la gestione di queste informazioni digitali ha cominciato a diventare un&#8217;attività preziosa all&#8217;interno delle aziende ed è qui che entra in gioco il ruolo del Knowledge Manager.</p>



<p>Il Knowledge Manager è una figura specializzata nel gestire, organizzare e ottimizzare il flusso di conoscenze all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione. Ha una visione strategica e globale dell&#8217;organizzazione, ed è in grado di individuare i punti di forza e di debolezza del sistema di gestione delle conoscenze.</p>



<p>Deve essere consapevole dei ruoli e delle responsabilità all&#8217;interno di un&#8217;azienda, avere una vasta comprensione ed esperienza in tutte le attività previste in modo da progettare una strategia che abbia come cuore pulsante lo sfruttamento della conoscenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa fa il Knowledge Manager</h2>



<p>Il Knowledge Manager ha diversi compiti all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione. Tra i diversi ne citiamo cinque importanti:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Sviluppa una strategia di Knowledge Management</strong> (KM)<sup>1</sup>: stabilisce la direzione e la strategia delle attività di KM analizzando le scelte strategiche dell&#8217;impresa. Studia i processi, le attività e le persone coinvolte per comprendere quali sono le informazioni critiche e quali strumenti possono essere implementati per ottimizzare la gestione della conoscenza.</li>



<li><strong>Costruisce un framework di Knowledge Management</strong>: significa progettare, implementare, monitorare e migliorare un flusso, che comprende ruoli, processi, tecnologie e governance per gestire la conoscenza all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione. Ciò viene concretizzato progettando e implementando sistemi e strumenti che facilitano la condivisione delle conoscenze all&#8217;interno dell&#8217;azienda. Questi possono includere piattaforme collaborative di ricerca (come il nostro <a href="/prodotti/bok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">BoK</a>), basi di conoscenza, database, intranet e altre soluzioni tecnologiche. Questi sistemi devo essere intuitivi, accessibili e sicuri.</li>



<li><strong>Promuove e incentiva i comportamenti e la cultura del KM</strong>: il Knowledge Manager svolge un ruolo chiave nella promozione della cultura aziendale che valorizzi e favorisca la condivisione delle conoscenze. Interagisce con i dipendenti, incoraggiandoli a condividere le proprie competenze e ad utilizzare le risorse messe a disposizione dall&#8217;azienda per ampliare le proprie conoscenze. Il Knowledge Manager si assicura che il KM diventi la norma nell&#8217;organizzazione, favorendo il cambiamento culturale e incoraggiando l&#8217;applicazione del framework di KM ideato fino a quando non diventa &#8220;parte del modo in cui lavoriamo&#8221;.</li>



<li><strong>Misura e controlla il framework di KM</strong>: monitora l&#8217;applicazione della strategia di KM, il funzionamento del framework, analizza le metriche e ne valuta l&#8217;impatto nell&#8217;organizzazione in un&#8217;ottica di miglioramento continuo.</li>



<li><strong>Facilita l&#8217;ingresso dell&#8217;intelligenza artificiale nelle organizzazioni</strong>: questo consiste in valutare le tecnologie disponibili e le piattaforme utili a integrare l&#8217;IA. Nel caso in cui vengano utilizzati dati per l&#8217;apprendimento, si preoccupa che essi vengano utilizzati rispettando la privacy e la sicurezza dei dati.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni</h2>



<p>Il Knowledge Manager è una figura fondamentale per tutte quelle organizzazioni che hanno capito che la conoscenza interna è un valore da mantenere e incentivare (leggi il nostro articolo su <a href="https://www.r-tree.net/proprieta-della-conoscenza-nelle-aziende" data-type="URL" data-id="https://www.r-tree.net/proprieta-della-conoscenza-nelle-aziende">come gestire la conoscenza all&#8217;interno di un&#8217;azienda</a>). Grazie alla sua visione strategica e alla sua capacità di gestire il ciclo di vita della conoscenza, il Knowledge Manager aiuta l&#8217;organizzazione verso un utilizzo ottimale delle risorse interne, consentendo di migliorare le performance aziendali.</p>



<p>Attraverso la progettazione e l&#8217;implementazione di sistemi e strumenti efficaci, il Knowledge Manager contribuisce a creare una cultura aziendale in cui la condivisione delle conoscenze diventa uno scafo solido per traghettare le organizzazioni nel tempo.</p>



<p><a href="/prodotti/bok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">BoK</a>, il sistema di Knowledge Management che abbiamo sviluppato in R-Tree technologies, è un ottimo alleato per la gestione della conoscenza, aderendo a tutte le caratteristiche fondamentali che abbiamo descritto in questo articolo. Inoltre, grazie alle nuove implementazioni di Intelligenza Artificiale, la ricerca all&#8217;interno del proprio knowledge fa un passo in avanti nel futuro.</p>



<p>Se vuoi vedere in azione il funzionamento di BoK, prenota ora una demo con noi:</p>



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</div>



<p>Note:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.gartner.com/reviews/market/knowledge-management-software" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Definizione di Gartner del Knowledge Management</a></li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Conoscenza: la tua azienda ne è veramente proprietaria?</title>
		<link>https://www.r-tree.net/proprieta-della-conoscenza-nelle-aziende</link>
					<comments>https://www.r-tree.net/proprieta-della-conoscenza-nelle-aziende#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Cussigh]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 13:03:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo articolo spieghiamo quanto è importante trattenere la conoscenza interna alla propria azienda.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sei proprietario della conoscenza nella tua azienda? È una domanda per nulla scontata, ma per poter rispondere in modo appropriato a questa domanda, prima bisogna immaginare la propria azienda o organizzazione davanti ad uno scenario straordinario, come quello che potrebbe capitare in caso di eventi eccezionali, proprio scenari simili a quelli che la nostra società ha attraversato negli ultimi due/tre anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conoscenza: come trattenerla</h2>



<p>Dobbiamo infatti immaginare cosa potrebbe succedere alla nostra organizzazione se alcune persone strategiche (che tipicamente sono poche), cioè quelle persone che in ogni organizzazione detengono le vere conoscenze distintive, dovessero abbandonare l&#8217;organizzazione.</p>



<p>Le conoscenze distintive potrebbero essere (solo per citarne alcune):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>di <strong>Prodotto/Servizio</strong>: le ricette costruttive, le conoscenze distintive su prodotti e servizi rispetto a quelli venduti alla concorrenza, la conoscenza dei clienti rispetto ai propri prodotti ed ai loro casi di utilizzo;</li>



<li>di <strong>Processo</strong>: le modalità con le quali l&#8217;organizzazione riesce a creare ciò che vende, oppure ciò che caratterizza &#8220;l&#8217;arte del saper fare&#8221; in ogni organizzazione, arte che spesso diversifica e valorizza un&#8217;organizzazione rispetto alla propria concorrenza;</li>



<li>di <strong>Sistema</strong>: le vere regole e consuetudini di funzionamento di un&#8217;organizzazione (che spesso vanno al di là delle procedure e istruzioni operative formalizzate) e che spesso sono proprio esse a a garantire con continuità l&#8217;output di ogni ufficio/reparto, al fine per conseguire gli obiettivi dell&#8217;intera organizzazione.</li>
</ul>



<p>Sono, in definitiva, quei collaboratori che, quando emerge un problema complesso o inaspettato su un impianto, una commessa, un cliente o un prodotto sanno esattamente cosa fare, dove mettere le mani, chi coinvolgere e come agire, e tutto questo perché detengono il vero know-how di funzionamento, detengono la memoria storica aziendale e quindi sono quelli che &#8220;sanno sempre cosa fare nei momenti straordinari&#8221;. Sono proprio quelle le persone che spesso, se dovessero abbandonare l&#8217;organizzazione senza un opportuno passaggio di consegne, metterebbero a serio rischio la continuità operativa di alcune aree o funzioni aziendali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi detiene quindi la vera conoscenza?</h2>



<p>Se, solo per un momento, magari limitatamente ad alcune specifiche funzioni, lo scenario sopra descritto potesse essere realmente accadere, la vera domanda che dobbiamo farci è: <strong>quell&#8217;organizzazione in realtà detiene realmente la proprietà  della propria conoscenza distintiva?</strong> La risposta forse è no o non del tutto!</p>



<p>Un&#8217;organizzazione che ha invece iniziato da tempo a:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Raccogliere e consolidare la propria conoscenza distintiva all&#8217;interno di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Digital_asset_management" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Asset Digitali</a></strong></li>



<li><strong>Implementare opportuni Sistemi di Gestione di tali Asset Digitali</strong></li>
</ul>



<p>può iniziare a considerarsi come la vera proprietaria della propria conoscenza distintiva, mettendola al riparo. </p>



<p>Tutto ciò significa implementare un vero sistema di <strong>Knowledge Management</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tempo: il problema principale nell&#8217;avvio di ogni progetto di Knowledge Management</h2>



<p>Il problema principale, spesso sottovalutato, nell&#8217;implementazione di un sistema di Knowledge Management consiste nel fattore <strong>tempo</strong>: molte organizzazioni infatti iniziano a pensare a queste tematiche solo dopo che delle perdite significative di conoscenza sono avvenute e quando il tempo per implementare in modo graduale e corretto un sistema di gestione praticamente non c&#8217;è più: spesso le organizzazioni arrivano semplicemente &#8220;troppo tardi&#8221;</p>



<p>Deve essere chiaro a tutti che per poter instaurare un corretto sistema di Knowledge Management funzionante, servono certamente risorse umane ed investimenti, ma serve soprattutto una certa quantità di tempo al fine di poter raccogliere e strutturare la conoscenza in modo corretto, scegliendo cosa salvare a sistema e cosa tralasciare, per rendere realmente fruibile la vera conoscenza che conta.</p>



<p>È tempo di mettersi in azione ed evitare che scenari di perdita di competenze distintive accadano: oggi gli strumenti ci sono e sono disponibili sul mercato.</p>



<p>Questo è il motivo per il quale abbiamo creato la nostra soluzione <a href="https://www.r-tree.net/prodotti/bok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">BoK &#8211; Branches of Knowledge</a> che è una soluzione di <strong>Knowledge Management</strong> finalizzata alla creazione di Asset Digitali basati sulla conoscenza e le competenze distintive delle organizzazioni.</p>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Vuoi saperne di più? Richiedi subito una demo della nostra soluzione BoK</strong></p>



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</div>
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		<item>
		<title>Knowledge Management: ecco il nostro modello</title>
		<link>https://www.r-tree.net/knowledge-management-il-nostro-modello</link>
					<comments>https://www.r-tree.net/knowledge-management-il-nostro-modello#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Cussigh]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2023 10:27:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
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					<description><![CDATA[In R-Tree technologies utilizziamo un modello di Knowledge Management che deriva dalle teorie di Holsapple e Joshi. Ecco come lo abbiamo sviluppato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In <strong>R-Tree technologies</strong> utilizziamo un modello di Knowledge Management (KM) che deriva dalle teorie di <a href="https://scholar.google.it/scholar?q=Holsapple+e+Joshi&amp;hl=it&amp;as_sdt=0&amp;as_vis=1&amp;oi=scholart" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Holsapple e Joshi</em> </a>sviluppate nel 2002, che definiscono cosa sia un sistema di gestione della conoscenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tipologie di Knowledge</h2>



<p>Coerentemente con tale modello, distinguiamo infatti due tipologie di Conoscenza o Knowledge:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Knowledge Formalizzato</strong>: tipicamente è quello di proprietà delle organizzazioni</li>



<li><strong>Knowledge delle Persone</strong>: normalmente rimane nelle disponibilità quasi esclusive di alcune persone all&#8217;interno delle organizzazioni.</li>
</ul>



<p>Lo possiamo rappresentare nel seguente modello grafico:</p>



<p>  </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="939" height="581" src="https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2022/12/Il-nostro-Modello-di-Knoweldge-Management-Originale.png" alt="knowledge management" class="wp-image-1889" srcset="https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2022/12/Il-nostro-Modello-di-Knoweldge-Management-Originale.png 939w, https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2022/12/Il-nostro-Modello-di-Knoweldge-Management-Originale-300x186.png 300w, https://www.r-tree.net/wp-content/uploads/2022/12/Il-nostro-Modello-di-Knoweldge-Management-Originale-768x475.png 768w" sizes="(max-width: 939px) 100vw, 939px" /><figcaption class="wp-element-caption"><sub><sup>Fonte di ispirazione: Holsapple e Josh</sup></sub><sub><sup>i, 2002</sup></sub></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Knowledge Management: le tre fasi principali</h2>



<p>Questo modello aiuta a mettere in evidenza che, per giungere ad un completo <strong>Sistema di Knowledge Management</strong> , si rende necessario utilizzare degli appropriati strumenti, i quali devono essere in grado di gestire le tre macro fasi che caratterizza il  processo di gestione della conoscenza:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>FASE 1:</strong> <strong>Attività di Espansione del Knowledge</strong>, che si divide in:
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>ACQUISIZIONE</strong> della conoscenza da fonti esterne all&#8217;organizzazione;</li>



<li><strong>INTERNALIZZAZIONE</strong> della conoscenza, che è la fase di acquisizione di quella parte del knowledge che spesso è detenuto in modo esclusivo delle Persone nell&#8217;organizzazione. Questa tipologia di conoscenze, perché possano diventare fruibile dall&#8217;intera organizzazione, necessitano prima di essere formalizzate tramite appositi strumenti.</li>
</ul>
</li>



<li><strong>FASE 2:</strong> <strong>Attività di Consolidamento del Knowledge</strong>, che caratterizza ogni <strong>Enterprise Search Engine</strong>, il quale per essere chiamato tale deve essere in grado di gestire in modo opportuno le seguenti fasi:
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>SELEZIONE</strong> dei contenuti: un vero sistema di gestione della conoscenza deve essere in grado di eseguire delle ricerche sulla Knowledge Base dell&#8217;organizzazione, usando una moltitudine di tecnologie che non si limitano alla sola ricerca testuale;</li>



<li><strong>UTILIZZO</strong> dei contenuti: i contenuti devono essere resi fruibili, cioè devono essere in qualche modo &#8220;messi in azione&#8221; nell&#8217;ambito delle attività svolte dagli operatori nell&#8217;ambito dei processi gestiti dall&#8217;organizzazione;</li>



<li><strong>GENERAZIONE </strong>di nuova conoscenza: il continuo monitoraggio sull&#8217;utilizzo della conoscenza permette alle organizzazioni di riconoscere quali siano le vere informazioni da considerare utili le quali sono quelle che poi alla fine caratterizzano l&#8217;organizzazione stessa in quanto sono quelle che sono state riconosciute come correlate con l&#8217;operato dei collaboratori.</li>
</ul>
</li>



<li><strong>FASE 3:</strong> <strong>Attività di esternalizzazione</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>CONDIVISIONE</strong>. Rappresenta la possibilità di condividere in sicurezza con i propri clienti, fornitori e stakeholders alcuni ambiti selezionati del proprio Knowledge. Ciò può avvenire anche attraverso l&#8217;utilizzo di piattaforme basate su IA come i Chatbot cognitivi.</li>
</ul>
</li>
</ul>



<p>Quando un sistema di gestione della conoscenza è in grado di garantire tutte queste funzionalità, allora possiamo iniziare definire tale sistema con un <strong>Sistema di Gestione della Conoscenza</strong>, anche detto <strong>Sistema di Knowledge Management</strong> (consulta anche la nostra <a href="https://www.r-tree.net/knowledge-management-bibliografia" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>bibliografia sul Knowledge Management</strong></a>).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Knowledge Management: il nostro sistema</h2>



<p>La nostra soluzione che si occupa di tutto questo è <strong><a href="https://www.r-tree.net/prodotti/bok" data-type="URL" data-id="www.r-tree.com/bok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">BoK &#8211; Branches of Knowledge</a> </strong>che è una S<strong>oluzione di Knowledge Management</strong> sviluppata per:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Espandere e consolidare</strong> la conoscenza delle organizzazioni</li>



<li><strong>Trasformare la conoscenza in Asset Digitale</strong></li>



<li><strong>Creare valore</strong>, basato sulla conoscenza, perché la conoscenza trasformata in Asset Digitale diventa <strong>Patrimonio dell&#8217;organizzazione</strong>.</li>
</ul>



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<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Vuoi saperne di più? Richiedi subito una demo della nostra soluzione BoK</strong></p>



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		<title>Creatività e Conoscenza: come sono interconnesse?</title>
		<link>https://www.r-tree.net/creativita-e-conoscenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Cussigh]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2022 19:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[La conoscenza, se gestita tramite Asset Digitali, è in grado di supportare la Creatività. Si tratta però di un tipo ben preciso di creatività: la Creatività Operativa. Si tratta di quel tipo di creatività che può essere messa all&#8217;opera indirizzandola verso il raggiungimento di un obiettivo. La Creatività Operativa è insomma la creatività che possiamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La conoscenza, se gestita tramite <strong>Asset Digitali</strong>, è in grado di supportare la Creatività. Si tratta però di un tipo ben preciso di creatività: la <strong>Creatività Operativa</strong>. </p>



<p>Si tratta di quel tipo di creatività che può essere messa all&#8217;opera indirizzandola verso il raggiungimento di un obiettivo. La <strong>Creatività Operativa</strong> è insomma la creatività che possiamo sperimentare nelle nostre organizzazioni e che le qualifica in modo distintivo.</p>



<p>Oggi, grazie ad un sapiente utilizzo delle tecnologie digitali disponibili è possibile raccogliere, strutturare e rendere fruibile la conoscenza che può essere messa a servizio della <strong>Creatività Operativa</strong>.</p>



<p>Quando la tecnologia digitale è messa al servizio della gestione e della valorizzazione del &#8220;<strong>know-how</strong>&#8221; che è presente nelle organizzazioni, nascono dei veri e propri Asset Digitali, che sono parzialmente in grado di rendere tangibile la conoscenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gestione della conoscenza su Asset Digitali</h2>



<p>La cosa interessante del processo di gestione della conoscenza basata su un<strong> Asset Digitale</strong> è che grazie a quella tecnologia si può accettare la presenza di un certo livello (controllato e gestito) di disordine nei dati e nelle informazioni che spesso è presente nelle organizzazioni indipendentemente dalla loro dimensione.</p>



<p>Si tratta del cosiddetto &#8220;disordine creativo&#8221; il quale, se opportunamente gestito, può divenire fonte di ispirazione, come accade nelle botteghe degli artigiani creativi, dove spesso c&#8217;è: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ordine dei mezzi e degli strumenti </li>



<li>Un certo livello di disordine nei materiali</li>
</ul>



<p>che messi assieme permettono all&#8217;artigiano creativo di raggiungere con efficacia lo scopo delle proprie attività, ma nel contempo lasciano aperta la possibilità che dal disordine possano emergere nuove idee.</p>



<p>Questo esempio può esserci da guida rispetto al fatto che nonostante nelle nostre organizzazioni possa essere presente un certo livello di disordine nei dati e nelle informazioni, se si usano gli opportuni Asset Digitali per gestire la Conoscenza, ecco che da quel parziale disordine possono emergere delle idee e soluzioni creative. </p>



<p>Ho parlato di tutto questo nell&#8217;evento <a href="https://www.udine3d.it/" target="_blank" rel="noopener">Udine 3D Forum</a> organizzato da Confartigianato Udine.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Intervento su &quot;Creatività e Conoscenza&quot; a Udine 3D Forum il 25/11/2022" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/ZAQ8IFVBcbE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Prima parte dell&#8217;intervento a Udine 3D Forum del 25/11/22 organizzato da Confartigianato</figcaption></figure>
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